L’Arte croata

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La forte identità nazionale dimostrata dai croati non può cancellare le divisioni storiche e geografiche che nei secoli hanno diviso culturalmente l’Istria, la Dalmazia e la parte interna del Paese. In queste tre zone si sono sviluppate correnti artistiche di un certo rilievo, fondamentali per quel che riguarda la scultura, ma profondamente diverse tra loro.

Le regioni interne della Croazia hanno subito nel corso del tempo l’influenza della cultura ungarica, cui sono state sottomesse dal 1102 al 1918. Considerate zone di approvvigionamento (come la Slavonia), fatta eccezione per alcune testimonianze rinascimentali e barocche, non mostrano uno sviluppo artistico di particolare rilievo.

Si tratta di una periferia dell’impero, la cui più grande espressione culturale è rappresentata dal disegno urbanistico di Zagreb, paragonabile a quello dei più grandi e sviluppati centri europei. Ciò non significa che non vi siano tracce di una cultura antecedente, come dimostra Karlovac, città edificata nel 1527 sulla pianta di una “città ideale”, ed episodi barocchi di notevole livello artistico.

Sono Istria e Dalmazia, però, ognuna con la sua personalità, a vantare le maggiori tradizioni artistiche e persino ad incidere sugli sviluppo della storia artistica europea.

L’antica storia dell’Istria è testimoniata dai numerosi castellieri dell’età dei metalli, spesso divenuti fulcro per la costruzione dei villaggi medievali e, naturalmente, da una gran messe di resti romani, tra cui architetture inimitabili come il famoso anfiteatro di Pula.

Il tono raffinato dell’epoca romana e la considerazione per l’arte tributata in queste terre sono alla base di un’arte bizantina e paleocristiana (IV e V secolo d.C.) che non trova pari se non, forse, nelle architetture e decorazioni della dirimpettaia Ravenna: ne è sontuoso esempio, tra gli altri, la Basilica Eufrasiana di Poreč.

Dopo una fase alto medievale in cui si assiste alla fioritura della scultura carolingia e alla fondamentale prosecuzione della matrice artistica latina, si giunge all’anno 1000, in cui l’Istria finisce sotto il controllo di Venezia. Da questo momento in poi, i centri costieri della regione si rifanno alla grande arte veneziana, declinandola però in maniera particolare e portando stimoli e spunti che non resteranno inascoltati nemmeno in Italia.

La maggior parte di questi stimoli provenne, però, dalla Dalmazia, regione fondamentale per la storia della scultura e dell’architettura europea. Per lungo tempo la Dalmazia è stata considerata una sorta di succursale artistica dell’Italia, visti gli stretti rapporti tra le due terre.

Tuttavia, se è ben visibile la matrice romanica prima, poi gotica ed infine rinascimentale italiana, appare oggi altrettanto evidente l’apporto che la cultura dalmata seppe dare all’intero sviluppo artistico del mediterraneo e, di conseguenza, europeo. La storia artistica della Dalmazia è costituita da alcune tappe esemplari, la prima delle quali è naturalmente il Palazzo di Diocleziano di Split. Da esso si svilupperà un’arte “paleocroata”, che corrisponde al periodo preromanico e, poco dopo, con lo sviluppo dei comuni, una vera e propria arte romanica.

Ma se il Trecento è un periodo di interessanti sviluppi per romanico e gotico, il Quattrocento è il secolo d’oro dell’arte dalmata. In questo periodo si assiste al fertile e appassionato incontro tra il gotico fiorito veneziano e le tendenze regionaliste: incontro che porterà ad un felicissimo e personalissimo trapasso al rinascimento. Per comprendere la grandezza del Quattrocento dalmata è sufficiente citare i suoi protagonisti: l’architetto e scultore Giorgio Orsini, noto come Giorgio da Sebenico ed attivo sulle due sponde dell’Adriatico; lo scultore Giovanni Dalmata, Andrea Alessi e Niccolò Fiorentino.

Non solo: da queste terre provengono Luciano e Francesco Laurana, destinati a rivoluzionare architettura e scultura italiane proprio nel Quattrocento, con il Palazzo Ducale di Urbino il primo e con i ritratti il secondo. Al ricchissimo Quattrocento dalmata succede un lungo periodo di architettura prevalentemente militare, dovuto alla minaccia turca, che purtroppo influenzerà i secoli successivi impedendo sviluppi migliori.

Nei secoli successivi, l’arte croata presenta importanti episodi barocchi, soprattutto all’interno, mentre la costa si sviluppa attorno alle grandi costruzioni e mura Quattrocentesche e segue, in un certo senso, la parabola della repubblica veneziana.

Questo sino ad un intenso periodo romantico, che diede alla storia dell’arte croata alcuni dei più importanti pittori e soprattutto scultori, tra i quali spicca, nel XX secolo, Ivan Mestrovic, sommo scultore considerato dal grande Rodin “il più grande fenomeno tra gli scultori” contemporanei.

Nel Novecento le vicende artistiche croate si legano a doppio filo a quelle storiche, subendo l’influenza del pensiero nazionalista prima e del realismo socialista poi, sia pure con momenti di arte indipendente, come nel caso del movimento impressionista croato (M. Kraljevic, J. Racic e V. Becic) e, più tardi, di quello naïf (I. Generalic con la scuola di Hlebine e I. Rabuzin), apprezzato in tutto il mondo. Non mancano esempi di devozione al costruttivismo sovietico, ma anche alle riflessioni di Casimir Malevic.

Il Museo d’arte di Rovinij raccoglie nelle sale del primo piano una importante antologia di questo periodo storico-artistico. Oggi, dopo un difficile periodo dovuto alla fine dell’impero Jugoslavo, la Croazia è terra di grandi movimenti artistici contemporanei: numerosi e validi sono i giovani pittori, scultori e soprattutto performers che, esorcizzando attraverso l’arte quel drammatico periodo storico, ci regalano momenti di rara intensità.

Tra gli artisti riconosciuti a livello internazionale sono da citare Svjetlan Junakovic (1961), visionario e poliedrico autore di dipinti e performance, e Mirko Zrinšcak (1953), la cui arte è strettamente legata ai concetti di memoria e di natura.

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