Gli Artisti

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Nella storia dell’arte croata si distinguono alcuni artisti di livello internazionale, senza i quali probabilmente l’intera storia dell’arte europea non sarebbe la stessa. Questo non solo per il loro indiscusso valore, ma anche e soprattutto per la loro capacità recepire gli influssi provenienti da Venezia e dall’Italia, di coniugarli con quelli locali e, infine, di esportare questa fusione concettuale ed artistica proprio in Italia, come accadde nel caso del famoso Giorgio da Sebenico.

GIORGIO DA SEBENICO
Giorgio Orsini, in Croazia noto come Jurai Matejev Dalmatinac (1410-1475) è una delle più affascinante figure artistiche del Quattrocento mediterraneo. Educato alla bottega veneziana dei Buon e già attivo nella realizzazione della porta della Carta di Palazzo Ducale nella Serenissima, ha lasciato tracce del suo passaggio su entrambe le sponde dell’Adriatico.

Il suo percorso artistico è tra i più mirabili esempi del passaggio dal gotico fiorito al rinascimento, come dimostrano edifici e sculture in Dalmazia e in Italia, soprattutto nelle Marche, dove contribuì alla progettazione ed alla realizzazione di alcuni dei più begli edifici di Ancona. In Dalmazia fu artista ricercato ed attivissimo: a Pago, dove si cimentò con il piano urbanistico della città, a Ragusa, con il palazzo del Rettore e la Torre Minceta, a Split, con una cappella in sant’Eufemia ora distrutta, con l’altare della stessa cattedrale e con il palazzo Papalić.

Ma il suo capolavoro, l’opera con la quale entra di diritto nell’olimpo dei grandi scultori e architetti della storia, è senza dubbio la Cattedrale di San Giacomo a Sebenico, patrimonio dell’Umanità Unesco, i cui lavori diresse dal 1441 al 1473.

GIOVANNI DALMATA
Giovanni Duknovich (1440?-1515?) visse tra la Dalmazia e Roma, dove fu unanimemente riconosciuto tra i migliori scultori della città. Qui realizzò alcuni dei suoi capolavori: in Palazzo Venezia, nel tempietto di San Giacomo a Vicovaro, il monumento funebre a papa Paolo II e una serie di sculture per San Giovanni di Norcia. Dopo il primo periodo romano si spostò alla corte di Mattia Corvino re di Ungheria prima di tornare in Dalmazia.

Nella sua regione d’origine lasciò numerose testimonianze della sua grandezza e fu protagonista del grande rinascimento dalmata assieme a Giorgio Orsini, Andrea Alessi e Niccolò Fiorentino. Tra le sue opere ricordiamo il San Giovanni Evangelista nella Cappella Orsini della cattedrale di Trogir, la Santa Maria Maddalena per i francescani dell’isola di Čiovo e il Palazzo Cippico di Trogir. All’inizio del Cinquecento si recò nuovamente a Roma e, successivamente, nelle Marche, dove lascio una bella tomba del Beato Giannelli nel Duomo di San Ciriaco.

IVAN MESTROVIC
“Il più grande fenomeno tra gli scultori” (1883-1962), come ebbe a dire il sommo Rodin, ha avuto una vita travagliata tra la Dalmazia, Roma, Parigi e gli Stati Uniti. Nonostante il suo girovagare per il mondo, i rapporti con i maggiori artisti mondiali e gli onori ricevuti ovunque, Mestrovic resta per tutta la sua vita indissolubilmente legato alla propria terra.

La sua parabola artistica inizia con gli esordi viennesi, accanto ai protagonisti della secessione: una prima fase che culmina con la vittoria del primo premio per la scultura all’Esposizione mondiale d’arte di Roma del 1911 (anno in cui Klimt vinse per la pittura). Da questo momento in poi, infiniti furono i riconoscimenti alla sua arte ed intensi i rapporti con grandi “colleghi” come Rodin, De Chirico, De Pisis, e intellettuali come Croce ed Ungaretti. Ma alla sua storia si affianca la Storia con la S maiuscola: ostile al dominio austro-ungarico, dovette fuggire dalla Croazia nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Continuò la sua attività tra Roma e Parigi, finché la Germania nazista di Hitler, attirata dalla monumentalità delle sue sculture, non cercò di farne uno scultore di regime. Il potere politico e totalitario non faceva per lui e Mestrovic si rifiutò di collaborare con il nazismo, rischiando la propria vita e costringendosi all’esilio.

Nemmeno al termine del conflitto ebbe pace: la nuova Jugoslavia di Tito aveva tutta l’intenzione di farne una gloria nazionale, tanto che i suoi beni furono gli unici a non essere confiscati nel Paese. Ma ancora una volta Mestrovic si oppose al bieco nazionalismo e rifiutò di tornare in patria, ottenendo qualche anno dopo la cittadinanza americana, conferitagli dal presidente in persona durante una cerimonia alla Casa Bianca (1954).

Tuttavia, prima della morte ebbe l’occasione di tornare nella sua amata terra, visitare gli amici (la maggior parte dei quali aveva passato lunghi anni in prigione) e donare a conventi e città dalmati molte delle sue opere. Fu seppellito nel paese d’origine.

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